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“Il grande errore compiuto da certi medici nel curare

gli esseri umani è quello di scindere la cura dell’anima

dalla cura del corpo”.

Platone, Carmide, V sec. A.C.

La terapie psicoanalitiche vedono il sintomo come espressione di forze contrastanti nell’individuo (conflitti inconsci) che producono risposte emozionali (ad esempio angoscia, sentimento di colpa, vergogna) e operazioni mentali difensive che possono portare a distorsioni del funzionamento della personalità nel suo complesso, e alla comparsa di sintomi. I meccanismi di difesa sono operazioni mentali automatiche e inconsce a cui l’Io ricorre per padroneggiare l’angoscia e risolvere i conflitti intrapsichici.

I meccanismi di difesa, se utilizzati in modo massiccio, possono portare ad angoscia e ad un adattamento, o alla formazione di tratti del carattere e di sintomi.

Nucleo centrale è il concetto di inconscio che svolge un ruolo significativo sia nello sviluppo dei disturbi psicologici sia nel normale funzionamento mentale. 

Le terapie psicoanalitiche usano come strumento di lavoro principale la relazione tra paziente e terapeuta.

                                                                                                       

                                             dal sito https://annalisascaffidi.wordpress.com/2018/04/10/come-funziona-la-psicoterapia-psicoanalitica/

Il Quadro Concettuale cui faccio riferimento.

 

Joseph Sandler ha sempre sottolineato con forza, nel suo insegnamento, la parte giocata dai sentimenti di benessere e sicurezza nella regolazione dei meccanismi di funzionamento mentale. Ogni individuo costruisce i suoi specifici mezzi di confronto con le minacce costituite dalla perdita della speranza, al fine di mantenere dei sentimenti di sicurezza adeguati. In quest’ottica quindi le manifestazioni sintomatiche possono essere intese come tentativi individuali di procurarsi uno scudo protettivo allo scopo di mantenere un’esperienza di equilibrio psichico; è quando un lavoro di tal genere fallisce che il paziente viene spinto alla terapia.


Di conseguenza, lo scopo del trattamento Psicoterapeutico Psicoanalitico è, per Sandler, di aiutare i pazienti ad accettare ciò ch’è in prima istanza inaccettabile, le parti infantili che hanno fatto insorgere conflitti dolorosi.

 

Si tratta di una impostazione che ha una posizione centrale nell’attività di insegnamento e supervisione: “…non tutti gli analisti potrebbero completamente condividere le affermazioni di Freud che l’analisi aspira a rendere conscio l’inconscio o a rimpiazzare l’Es con l’Io. La nostra opinione, forse piuttosto idiosincratica, è stata esposta come segue: l’analista mira ad aiutare il paziente ad accettare, alla fine del processo analitico, i suoi aspetti di desiderio infantile che hanno suscitato conflitti dolorosi e che sono diventati una minaccia nel corso del suo sviluppo. L’analista dunque persegue l’obiettivo di condurre il paziente a tollerare i derivati di queste parti di sé che sono presenti nel suo pensiero e nelle sue fantasie consce.

Per dirla in un altro modo, lo scopo analitico fondamentale è condurre il paziente a “diventare amico” delle parti precedentemente inaccettabili di sé stesso e a convivere con le fantasie e i desideri in precedenza minacciosi. Fare ciò significa che l’analista deve procurare, per mezzo delle sue interpretazioni e del modo in cui le porge, un’atmosfera di tolleranza verso tutto ciò che è infantile, perverso e ridicolo, un’atmosfera che il paziente può rendere parte del suo proprio atteggiamento nei confronti di sé stesso e che può internalizzare unitamente alla comprensione che ha raggiunto nel suo lavoro con l’analista” (Joseph ed Anne Marie Sandler, 1984).

                                                                             

                                                                         dal sito https://www.scuolapsicoterapiaravenna.net/quadro-concettuale/