Articolo a cura della Dott.ssa Giulia Dionisi pubblicato nella Rivista dell'Ordine Psicologi Marche "PSICO IN" n. 1 e 2 anno 2020 

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Stare con le emozioni nell’emergenza
Uno sguardo al professionista che si accinge o si trova a lavorare in emergenza.              

                                            “Quanto alla bellezza della natura, essa ritorna,                                                     dopo la distruzione dell’inverno, nell’anno nuovo, e                                               questo ritorno, in rapporto alla durata della nostra                                   vita, lo si può dire un ritorno eterno […].    

                                    Se un fiore fiorisce una sola notte, non perciò

                                la sua fioritura ci appare meno splendida”.

                                                                     Freud  1915 saggio Caducità

                                                                             

                                                                             

                                                                            

                                                                                                                                        

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Dipinto Giampaolo Bellaspiga 

La Psicologia dell’emergenza si occupa delle condizioni degli esseri umani come individui e comunità in situazioni critiche estreme. Tale disciplina prova a dare risposta ad esperienze non ordinarie che non possono essere trattate solo con il metodo clinico.

 

Una delle componenti fondamentali in ambito emergenziale, come in tutti i contesti di cura, è il poter prendersi carico dei sentimenti angoscianti, spaventosi ed anche infantili presenti senza esserne sopraffatti.  Il professionista a sua volta ha a che fare con sentimenti di varia natura, legati all’evento esterno e ai propri vissuti emotivi, non è un mero osservatore che non viene toccato dalle esperienze che lo coinvolgono, se pur non le sue di quel momento; ma anzi è un individuo partecipe e la sua tenuta emotiva dipende dal fatto di essere abituato a porre le esperienze estreme tra quelle che fanno parte ( o dovrebbero) del bagaglio di qualsiasi operatore, risultando capace di fare quel che tocca lui nel suo ruolo.  

 

Tutti gli operatori che operano in contesti di emergenza hanno un fattore comune che è il contatto continuo e intenso con la sofferenza altrui (psichica e/o  fisica).Calandosi in questo contesto si può vedere come i professionisti non utilizzano solo competenze tecniche ma attingono alle proprie abilità sociali e relazionali: ecco perché di fondamentale importanza risulta essere una buona formazione specifica, auspicabilmente un percorso di analisi personale e poter utilizzare le proprie esperienze di vita personali in risonanza con le parti della persona di cui ci si prende cura.

In condizioni non abituali il lavoro è spesso extra setting, come nell’evento sisma dove si lavora anche sotto un albero, o al tempo del Covid-19 dove ci si è dovuti cimentare in forme alternative tecnologiche. Ecco che prende forma un altro elemento importante che è potersi premunire di un ascolto posturale, un tipo di forma d’ascolto che potrebbe far parte dello Psicologo anche fuori setting abituale (Pieralisi 2017): non è solo una tecnica bensì tratta di una metodologia basata sull’esperienza dell’identificazione empatica con chi soffre e successiva disidentificazione operativa. Questo permette interventi profondamente conoscitivi della realtà di chi soffre e ciò è molto importante soprattutto per chi ha contatto con realtà prevalentemente traumatiche.

 

In emergenza c’è un impatto con emozioni forti, travolgenti e disorientanti. Gli operatori si trovano in costante contatto con meccanismi di difesa di distacco emotivo, come l’isolamento dell’affetto, che in taluni momenti risulta una tutela del proprio stato mentale. In questi scenari spesso si è orientati più al fare che al sentire. Con una buona formazione il professionista può permettersi di ascoltare le proprie emozioni contenendole e rendendole organizzate, così da poterle restituire alle persone coinvolte dall’evento critico. Si cerca di ripristinare un sentimento di sicurezza (Sandler 1980) sulla base dei nuovi adattamenti imposti dalla realtà esterna (in questo caso tende, SAE soluzioni abitative di emergenza, pc, thè caldo, coperte ecc..).

 

Ripercorrendo, ad esempio, gli eventi critici che hanno visto coinvolte le Marche in questi anni, come il Terremoto o la Discoteca di Corinaldo vediamo come lo psicologo e il soccorritore sanitario erano in una posizione assimettrica, perchè persone non coinvolte direttamente dal trauma in atto.

 

 

Oggi, il Covid-19, ha mostrato tutta la fragilità dell’essere umano che era stata confinata altrove, si prende coscienza che è qualcosa che riguarda tutti. Il professionista si trova in uno stato simmetrico, con paure ed angosce proprie che non solo risuonano con il paziente come in un normale contesto clinico, ma sono anche le stesse. E’ imprescindibile l’uso soggettivo che ognuno fa delle proprie esperienze, tenendo conto che in situazioni di maxi emergenza ci sono degli elementi di realtà che accomunano tutti.

 

Si possono rilevare tre i punti fondamentali per un soddisfacente operato del professionista:

 

  • la consapevolezza di sé e del sistema in cui è inserito (in questo caso di Protezione Civile);

  • tenere a mente che gli interventi sono svolti in tempi brevi, spesso concreti ed immediati;

  • l’importanza del team di lavoro: mentre solitamente nello studio privato si lavora individualmente in emergenza è imprescindibile un lavoro di e in gruppo.

 

Il titolo fa riferimento alle emozioni nell’emergenza e non dell’emergenza, perché i vissuti emotivi sono i propri e non qualcosa di esterno. Il lavoro dello Psicologo dell’emergenza è molto impegnativo perché deve monitorare ed elaborare i propri vissuti intensi di angoscia, paura rabbia e così via.

Le emozioni pervadono la vita di ognuno, hanno un’influenza sui processi psicologici e nel loro insieme costituiscono l’attività mentale. Stern (1985) spiega che due individui che si trovano in reciproca sintonia, lo stato affettivo del primo promuove nel secondo uno stato analogo. Questo fa pensare all’importanza che un intervento, anche breve, può dirsi inefficace se lo psicologo si disinteressa del mondo emotivo proprio e del paziente. In eventi di grandi emergenze si trovano persone che, come recita Shakespeare, conoscono la violenza delle parole, ma non conoscono le parole. E dove lo psicologo si trova assegnato il compito di dare un nome ad agonie senza-nome, “di tradurre da un testo assente, di dare un senso al ‘bianco’ del trauma, alle memorie del corpo che precedono l’Io”( Bion p. 182). In questo senso si può affermare che le emozioni in emergenza necessitano di essere riconosciute, nominate, elaborate e condivise: raccontare una paura la rende meno spaventosa e permette di affrontarla. Il professionista durante un evento critico si trova a poter cogliere le emozioni presenti e poterle sostenere.

Mentre in un contesto psicoterapico troviamo un luogo, uno spazio e un tempo, potendo prestare attenzione al setting e potendo riprendere contenuti emersi anche a distanza di mesi; qui il tempo è limitato all’urgenza ed è di notevole importanza tenere uno spazio mentale stabile: un setting interno.

La Croce Rossa con il SeP, servizio psicosociale, pone da sempre il suo sguardo in primo momento verso la cura del proprio personale che viene supervisionato e sostenuto. Si ritiene che sia indispensabile preparare l’operatore ad ospitare la sofferenza emotiva di chi ci si propone di aiutare, partendo dalle proprie sensibilità, al di là della tecnica. Si è formato l’operatore tempo prima per poter tollerare e stare con il dolore che si incontra, appunto tramite processi di identificazione e disidentificazione.

 

 

I poemi Omerici si sono rivelati terra fertile nel quale scoprire e riconoscere gli stati d’animo, le sensazioni e le emozioni facenti parte dell’essere umano. Citando Ulisse si può comprendere come l’eroe incarni l’idea stessa della conoscenza, la sete di sapere; ma anche la precarietà dell’essere umano. E’ un eroe, ma soprattutto un uomo che si affida a se stesso, confidando in quello che sente e pensa piuttosto che mettersi nelle mani degli DEI: non tanto per l’eroe che rappresenta ma per l’umano che era.

Ulisse è capace di stare a contatto con i suoi pensieri ed emozioni e le utilizza come movimenti preziosi nel suo viaggio. Così come lo Psicologo che può aprirsi alla possibilità di essere capace di ascoltarsi e utilizzare i suoi vissuti in relazione all’altro.

 

                                                                            Dott.ssa Giulia Dionisi

                                                                                      Psicologa, specializzanda in Psicoterapia Psicoanalitica

                                                                                     Referente regionale SeP, servizio Psicosociale, per Croce Rossa Marche

                                                                                                                  

 

 

BIBLIOGRAGFIA:

CIVITARESE, G. (2011), La violenza delle emozioni. Bion e la psicoanalisi postbioniana. Raffaello Cortina Editore, Milano.

FREUD, S. ( 1915), “Caducità” vol. 8. Bollati Boringhieri, Torino.

INTERNATIONAL FEDERATION OF RED CROSS (2009), Il supporto psicosociale fondato sulla comunità. Reference Centre for Psychosocial Support.

INTERNATIONAL FEDERATION OF RED CROSS (2009), Prendersi cura dei volontari. Reference Centre for Psychosocial Support.

MANICA, M. (2014), Una nuova Gradiva per una nuova Psicoanalisi? La violenza delle emozioni. “State of Mind” 41520 aa 2014

MARASCO, B. (2017), Lavorare in emergenza: stress traumatico secondario e interventi di prevenzione primaria per le “Helping Professions”. “State of Mind” 149884 aa 2017

MC WILLIAMS, N. (2012), La diagnosi Psicoanalitica. Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

OMERO, a cura di Ulivi F., Odissea. Newton & Compton, Roma.

PIERALISI, G. ( 2013), La Postura Psicoterapeutica Psicoanalitica. Convegno- 5 Ottobre  Centro Studi di Psicoterapia Psicoanalitica (CSPP) di Mantova  http://www.csppmantova.it/ , Mantova.

SANDLER, J., (1980), La ricerca in Psicoanalisi. Bollati Boringhieri, Torino.

 

 

SITOFRAFIA:

https://www.stateofmind.it/2014/04/nuova-gradiva-psicoanalisi-emozioni/

https://www.stateofmind.it/2017/11/psicologia-dellemergenza-defusing/